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 “Attraverso l’arte cerco di vedere chiaro nella mia relazione con il mondo e aiutare le persone a guardarsi dentro”

(Edvard Munch)

Arteterapia

“Non esistono leggi esteriori.

Tutto ciò che suscita la reazione della nostra voce interiore è permesso.”

(“L'anarchia della musica” di Th. Von Hartmann - Der Blau Reiter)

Spesso, l’associazione delle parole “Arte” e “terapia” induce un certo timore  e senso di inadeguatezza: in fondo chi siamo noi per essere chiamati a fare “arte”, noi che non ci sentiamo in grado di disegnare e che dell’arte non sappiamo nulla, che non ci approcciamo con i materiali artistici da quando eravamo bambini, da quel momento in cui, immersi nella vita delle linee e dei colori, è arrivato qualcuno a svegliarci e dirci che non eravamo capaci, colpendoci nella nostra più profonda intimità? In quel momento probabilmente abbiamo cominciato a sentire la nostra inadeguatezza nei confronti dell’arte.

La parola “terapia” oltretutto sembra presupporre necessariamente l’esistenza di una patologia, di qualcosa da curare.

Proviamo allora a sostituire la parola “arte” con “espressione creativa” e cerchiamo di considerare la parola “terapia” come qualcosa che “si prende cura”.

“Arteterapia” si trasforma in: “espressione creativa che si prende cura (di noi)”: sparisce il senso di inadeguatezza e si avvicina a noi come qualcosa di assolutamente naturale e insito nell’animo umano: la necessità di esprimersi, liberamente, entrando in contatto con in nostro spazio interiore, senza l’ausilio del filtro del canale verbale.

Arteterapia
Lo Spazio Flessibile

Lo Spazio Flessibile

“Quello di cui più abbiamo bisogno (nell’edificio) è la stessa cosa di cui abbiamo bisogno nella vita: integrità.

Se difenderai l’integrità del tuo edificio, difenderai l’integrità dell’intera società: una reciproca relazione è inevitabile”.

(Franck Lloyd Wright)

Perché siamo così soggetti a ciò che ci trasmettono gli spazi in cui viviamo?

Cosa lega lo spazio esterno nel quale siamo immersi al nostro spazio “interiore”?

Lo spazio flessibile è un campo di ricerca e di azione tra arteterapia e architettura, quello che io definisco un dialogo tra spazi: lo spazio esteriore nel quale siamo immersi (architettura) ed il nostro spazio interiore (arteterapia). I laboratori educano ad una sensibilizzazione allo spazio nel suo modo più intimo e naturale: attraverso l’ascolto e l’accoglimento delle sensazioni ed emozioni che scaturiscono dal dialogo del nostro spazio interiore con la realtà esterna.

Nei percorsi esperienziali, dove creatività e gioco si fondono, “Lo spazio Flessibile” percorre un viaggio continuo di andata e ritorno tra interno ed esterno, creando una tela di relazioni simboliche tra i due spazi: elementi del codice architettonico vengono associati a funzioni simboliche, che guidano ed aiutano a comprendere il lavoro ed acquisire consapevolezza dello spazio e di noi stessi.

percorsi

PERCORSI

educazione emotiva
educazione emotiva

 “Attraverso l’arte cerco di vedere chiaro nella mia relazione con il mondo e aiutare le persone a guardarsi dentro”

(Edvard Munch)

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arteterapia e Disturbi dello spettro autistico

“L’uomo esteriorizza la sua esistenza in forme. Ogni forma d’arte è estrinsecazione della sua vita interiore. L’esteriorità della forma d’arte è la sua interiorità”

(August Macke: “Le maschere” in “Il Cavaliere azzurro”)

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donne
in rinascita

“Le donne hanno più confidenza con il dolore, del corpo, dell’anima (…)

Trasformare il dolore in forza è una lezione antica, una sapienza muta e segreta, ciascuna lo sa ”

(Concita De Gregorio: “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore”)

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 sensibilizzazione allo spazio

“E’ solo un’intuizione, ma mi chiedo se tu potressi mai sentirti “a casa” da qualche parte, perché la casa non è un luogo, è una condizione della mente. Essere realmente a casa vuol dire sentirsi a casa nella propria pelle.”

Irvin D. Yalom

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arteterapia e mutismo selettivo

“L'ansia è malefica perché oltre la voce ti mangia e consuma anche il cuore...

...tutto il corpo direi”

(Una ragazza di 16 anni con mutismo selettivo)

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lo spazio socale

“La nostra epoca richiede un uomo in grado di ristabilire l’equilibrio tra realtà interna ed esterna. Questo equilibrio, in continuo cambiamento, è simile a quello di un equilibrista che mantiene una proporzione tra il suo essere e lo spazio vuoto”

 

In e es: Spazio “interiore” e spazio “esteriore”

Sigfried Giedion

educazione emotiva
percorsi di educazione emotiva

Quante volte abbiamo avuto l’esigenza di ricorrere al canale non verbale per esprimerci? Quante volte sono le immagini che risvegliano le nostre emozioni più profonde?

Ogni atto creativo è cucito in modo simbolico alla nostro essere.

A me piace definire l’arteterapia come un dialogo con il nostro spazio interiore attraverso l’espressione creativa. Nel momento in cui abbiamo un intimo contatto con noi stessi la comunicazione interiore non soggiace alle regole del canale “verbale”: l’immagine arriva prima, instaura un diretto contatto con il nostro spazio interiore, profondo e primordiale.

Raccogliere, accogliere e trasformare: tre azioni che si fondono nel processo creativo ed in questo contesto si inserisce l’arteterapeuta, come mediatore tra noi e l’opera, custode e guida del processo di trasformazione.

Ascoltare: avere uno sguardo attento e per osservare le varie sfumature della modalità di lavoro e del lavoro stesso: quel che accade “fuori” è solo espressione di ciò che accade “dentro”

Accogliere: essere una presenza attiva in quel mentre, esserci a poco a poco, per ognuno.

Condividere: entrare nel momento del lavoro, perché lavoro non è solo il prodotto ma soprattutto quello che succede “nel frattempo” dentro e fuori. E Arteterapia è relazione.

laboratori esperienziali 3-6 anni

Fare Arteterapia significa prendersi cura di sé e degli altri. E’ una relazione di “cura”.

Quello che differenzia Arteterapia da un laboratorio espressivo è lo sguardo dell’arteterapeuta all’interno della relazione, che raccoglie, accoglie, elabora e restituisce in un contesto di contenimento.

Come l’abbraccio di una mamma. Quante cose può riparare e risolvere?

Nel loro fare artistico, nella loro libertà d’espressione i bambini porgono parti di loro stessi a livello simbolico: non sono ancora in grado di razionalizzare, non hanno ancora una struttura formata.

L’arteterapeuta deve essere in grado di “entrare nel gioco”, così come loro richiedono.

Il cuore dell'incontro di Arteterapia è il momento in cui il fare artistico fa emergere emozioni e la relazione è in grado di elaborarle.

Proprio nel momento in cui viene lasciata libera, la creatività diventa un fiume.

Il lasciar fare in libertà non significa mancanza di regole, significa lasciar fluire all’interno delle regole in modo che la struttura personale si formi a livello simbolico.

Ognuno ha la sua modalità: chi si tuffa nel lavoro, chi si avvicina pian piano timoroso, che deve "prendere confidenza”… Tutti  lavorano in autonomia, non c’è una finalità da raggiungere, non un obiettivo formale: il lavoro è gioco, libera espressione in grado di formare i primi legami tra il fare manuale ed una propria struttura, tra lo spazio esterno ed lo spazio interno.

laboratori esperienziali
6-11 anni e 
adolescenti

L'arteterapia in queste fasce d'età si carica di significato: i percorsi di educazione emotiva fanno leva sulla "riflessività", la capacità di riflettere sulle proprie emozioni, i propri desideri ed imparare a canalizzare il proprio comportamento in una via costruttiva.

Le esperienze di arteterapia forniscono un contenitore, un luogo di interscambio che permette alle emozioni di fluire in un ambiente protetto nel quale è possibile osservare e trasformare.

Fare arteterapia significa fornire sempre l'occasione di trovare una strada possibile e creativa per il cambiamento e la ricostruzione.

In questa fase della vita rivestono importanza fondamentale i lavori di gruppo, dai quali emergono dinamiche sociali e relazionali estremamente delicate come quelle legate a bullismo e dipendenze.

Donne in Rinascita
Donne in rinascita

Il progetto “Donne in Rinascita” è costituito da percorsi di arteterapia di esplorazione di sé, preparazione e cammino personale nato dall'interesse per il tema della violenza sulla donna, sia fisica che psicologica.

I percorsi “Donne in Rinascita” sono nati nel 2013 dalla collaborazione con la Drammaterapista Elena Vinci e con l’associazione “Telefono Donna” di Como per l’organizzazione del flash mob in occasione della giornata contra la violenza sulla donna. I laboratori si propongono di attivare una riflessione su di sé come inizio di un processo in grado di ricondurre la donna ad un’immagine integra e consapevole di sé, in modo da poter essere in grado di percepire, valutare la propria situazione ed agire per il cambiamento.

mutismo selettivo
Arteterapia e
Mutismo Selettivo

Il Mutismo Selettivo è un disturbo che colpisce prevalentemente i bambini ed è caratterizzato dall’incapacità di parlare in alcuni contesti sociali, nonostante lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma. Confuso con un atteggiamento “oppositivo” del bambino (il bambino si rifiuta di parlare), il Mutismo Selettivo è invece un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo legato all’ansia (il bambino non riesce a parlare).

La finalità di un percorso di arteterapia con ragazzi che presentano la problematica del Mutismo Selettivo è quello di abbassare il livello d'ansia e ed aumentare l’autostima, stimolando e sviluppando potenzialità inespresse attraverso il canale “non verbale”. Il percorso di arteterapia attiva risorse attraverso una modalità di comunicazione alternativa alla parola: una possibilità diversa, nonostante la difficoltà.

Imparare a convivere con i propri tempi vuol non voler riempire a tutti i costi il vuoto, significa rispettare l’intimità, rispettare un modo di relazionarsi, anche senza parole.

Nel percorso di arteterapia di gruppo ci si confronta con il proprio ritmo e, quando si impara il rispetto dei tempi tutto inizia a fluire. Quando si impara a “stare” semplicemente, nel ritmo e nella relazione, le cose avvengono.

Autismo
Arteterapia e
Disturbi dello spettro autistico

L’autismo è un insieme di disturbi che fin dai primi anni di vita, provocano incapacità relazionale, isolamento affettivo, difficoltà nel linguaggio e nella comunicazione. L’autismo presenta sintomi e livelli di gravità notevolmente differenti tra loro, perciò oggi si parla di disturbi dello spettro autistico.

In una relazione così difficile da decodificare attraverso i canali del linguaggio tradizionale, le artiterapie offrono un varco diverso per fare fluire una comunicazione possibile.

Tra le diverse forme di Arteterapia, quella che maggiormente si rivela in sintonia con i disturbi dello spettro autistico è sicuramente la Musicoterapia, la più “eterea” tra le arti. Anche l’Arteterapia offre notevoli opportunità di azione: ogni caso presenta risposte diverse agli stimoli, evidenziando affinità più o meno rilevanti con l’attività proposta. Essendo i disturbi dello spettro autistico notevolmente diversi tra loro, non esiste una metodologia predefinita, bisogna cercare caso per caso il canale vicino alla attitudini del soggetto, atto ad aprire un varco dal quale far fluire una comunicazione ed instaurare una relazione.

Sensibilizzazione allo spazio
Sensibilizzazione allo spazio

“Solo se viene suscitata (nell’allievo) sin dall’infanzia la comprensione delle mutue relazioni tra i fenomeni del mondo che lo circonda,

diverrà capace di inserirsi, con la sua accezione personale,

nel creativo operare del suo tempo”

(Walter Gropius, “per un’architettura globale”)

 La riflessione sulla capacità dello spazio di generare emozioni mi ha sempre accompagnato: alcuni spazi hanno la capacità di toccare l’anima e di parlare, al punto di commuovere:  lo spazio, come la vita, è fatto di relazioni e comunica sempre in modo simbolico con il nostro spazio interiore.

Credo fermamente nel ruolo pedagogico dell'architettura, nella sua capacità di formare la nostra struttura a livello simbolico, attraverso il gioco, la creatività e la relazione.

Così come l’Architettura è la disciplina che si occupa dell’organizzazione dello spazio in qualsiasi scala, così l’Arteterapia è la disciplina che partendo da un pensiero, attraverso la tecnica, si occupa dell’organizzazione dello spazio “interiore”.

lo spazio flessibile 3-6 anni

Lavorare sul tema dello spazio con i bambini vuol dire gettare le basi per formare una struttura che ancora è in fase embrionale.

Tutti abbiamo bisogno di una struttura e questa si forma attraverso le nostre esperienze di vita, una struttura che ci sorregga e ci identifichi, che permetta di orientare noi stessi nelle relazioni con l’esterno.

Per fare questo abbiamo bisogno di conoscere lo spazio intorno a noi così come abbiamo bisogno di conoscere il nostro spazio in modo chiaro ed ordinato.

Lavorare sulle dimensioni, sulle direzioni attraverso l’emozione vuol dire sensibilizzare la conoscenza dello spazio, formare uno scheletro a livello simbolico che ci permetta di gettare le basi per una crescita strutturata.

lo spazio flessibile 6-11 anni

Mentre per i più piccoli il lavoro si svolge sul piano prettamente simbolico, per i bambini un po’ più grandi i riferimenti allo spazio costruito possono diventare sempre più espliciti ed inglobare nozioni specifiche.

Nel laboratorio l’arteterapeuta stimola al pensiero critico sul processo che stanno svolgendo: i bambini riflettono e condividono impressioni in una conversazione informale. Si stimola così la comunicazione sull’importanza dell’architettura per rinforzare la relaziona affettiva con gli spazi, personali e sociali.

Il laboratorio assume anche un “valore sociale”: stimola la partecipazione in progetti urbani e riflette sull’importanza del riciclo e del riuso.

lo spazio flessibile
preadolescenti e adolescenti

Il percorso per adolescenti e preadolescenti si propone come un laboratorio di sensibilizzazione allo spazio che, partendo dalla riflessione sul proprio spazio interiore, attraverso la realizzazione di lavori prima bidimensionali e successivamente tridimensionali, arriva ad una elaborazione critica sullo spazio vissuto e sull’influenza che lo spazio che ci circonda agisce su di noi.

Durante l’adolescenza la relazione con se stessi e con l’altro è una tematica fondamentale: la struttura, la base, la pelle, le aperture, i confini diventano elementi simbolici fondamentali per la costruzione del nostro personale edificio, e vengono affrontati con una riflessione consapevole.

Nel lavoro creativo di gruppo i collegamenti e le densità materializzano simbolicamente le relazioni che si instaurano tra i ragazzi. L’assonanza con le dinamiche sociali è palese: nei loro lavori i ragazzi possono osservare “dall’esterno” e concretamente le dinamiche di gruppo che diventano oggetto di riflessione critica. 

lo spazio sociale
Lo spazio sociale

"Qualsiasi luogo può lasciare delle impressioni, in parte perché irripetibile,

ma anche perché ha stimolato il corpo ed ha generato delle associazioni che ci hanno consentito di accoglierlo nel nostro mondo personale."

(Kent C. Bloomer e Charles W Moore: “Corpo, memoria, architettura. Introduzione alla progettazione architettonica”).

L’impatto con qualsiasi spazio implica l’interazione corporea.

Lo spazio mette in relazione significati, li collega e li proietta, l’architettura ci permette di fare esperienza di noi stessi.

L’architettura è riconciliazione tra noi stessi e il mondo attraverso i sensi: ogni esperienza architettonica non è solo visiva, la percezione dello spazio è multisensoriale. Lo spazio è misurato anche dall’orecchio, dal tatto, dall’olfatto e dal gusto, i nostri sensi si fondono ed è la nostra pelle che ci mette in relazione con lo spazio che ci circonda.

Osservare lo spazio, ascoltarlo, riconoscere le sensazioni che trasmette, ripercorrerlo con la memoria, sono tappe fondamentali di questo viaggio sensoriale e di conoscenza critica dell'ambiente che ci circonda.

lo spazio sociale 3-6 anni

I percorsi di partecipazione urbana per i bambini dell'infanzia conducono ad acquisire uno sguardo di dettaglio sull'ambiente che ci circonda, cercare relazioni e un confronto con gli altri su come lo spazio sia vissuto.

Il collegamento dei vari luoghi individuati con un lastro rosso aiuta a sviluppare il senso dell'orientamento e della composizione di un "paesaggio" di luoghi e sensazioni che ritrovano vita nell'esperienza e nella memoria di ciascuno.

Il ruolo della memoria è fondamentale: una volta rientrati in aula i bambini disegnano ciò che hanno visto, mischiando realtà e fantasia, aumentando il loro ricordo di profumi, sensazioni ed emozioni vissute.

lo spazio sociale 7-11 anni e adolescenti

Durante i laboratori di "partecipazione urbana" i ragazzi sono chiamati a riflettere sulle stimolazioni che provengono dallo spazio e agiscono su di noi.

Come mi relaziono con lo spazio che mi circonda? Quali sensazioni trasmette lo spazio?

Come si potrebbe migliorare? Quale potrebbe essere il mio contributo?

Durante il laboratorio lo sguardo passa dall'ambiente tridimensionale che ci circonda alla sua rappresentazione bidimensionale, per individuare la zona che si sta percorrendo, sviluppando così le capacità di orientamento di ognuno.

I ragazzi assumono un atteggiamento critico sullo spazio vissuto, riflettono sugli influssi che lo spazio trasmette ed elaborano soluzioni migliorative: assumono un ruolo attivo e propositivo nei confronti dello spazio, non sono più fruitori passivo.

Confrontandosi con lo spazio si pone l'attenzione  sulle esperienze multisensoriali imparando a riconoscere le sensazioni che provengono dalle caratteristiche dell’ambiente. Nello stesso modo i ragazzi attuano una riflessione su loro stessi, confrontandosi simbolicamente con gli elementi architettonici.

About Us

"Questo è ciò che deve essere ascoltato e raccolto: la suggestione, la magia, l’imprevedibile, l’incredibile nascosto dietro ogni atto creativo."

Daniela Monti

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Arteterapista
Architetto
Daniela Monti
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"Questo è ciò che deve essere ascoltato e raccolto: la suggestione, la magia, l’imprevedibile, l’incredibile nascosto dietro ogni atto creativo."

Arteterapista
Architetto

"Questo è ciò che deve essere ascoltato e raccolto: la suggestione, la magia, l’imprevedibile, l’incredibile nascosto dietro ogni atto creativo."

La passione per l'arte, la sua risonanza emotiva e le relazioni umane mi portano a condurre studi artistici, prima presso l’Istituto d’Arte di Cantù poi alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, dove mi laureo nel 1999.

Durante gli studi frequento la facoltà di architettura all'università di Porto (Portogallo) e successivamente mi trasferisco in Svezia: l’osservazione della diversità della luce tra i due paesi e la conoscenza diretta delle opere dell’architetto portoghese Alvaro Siza, mi aiutano a prendere coscienza dell'essenza dell'architettura: uomo, spazio, luce come elementi basilari della relazione.

Nel 2012 decido di approfondire la mia ricerca sullo spazio interiore e psicologico dell’uomo: mi iscrivo alla scuola di Arteterapia di Lecco, una conferma di ciò che significa per me “relazione tra spazi”.

MI diplomo nel 2018 con la tesi “Lo spazio flessibile – Dialogo tra Arteterapia e Architettura” dove sviluppo un campo di ricerca che cerca la relazione tra spazio interiore psicologico dell’essere umano e lo spazio fisico che lo circonda.

In ambito arteterapeutico ho collaborato in percorsi per ragazzi con disturbi comportamentali, dell’apprendimento e mutismo selettivo.

Ho svolto laboratori di arteterapia in scuole dell’infanzia e con ragazzi delle scuole secondarie.

Ho dato vita, in collaborazione con la drammaterapeuta Elena Vinci e l’associazione “Telefono Donna” di Como al progetto “Donne in Rinascita” che propone percorsi di Arteterapia per donne e sulla parità di genere.

Conduco laboratori per la sensibilizzazione allo spazio per bambini e giovani, perché si acquisti coscienza critica dell'ambiente che ci circonda e si impari a viverlo non solo attraverso la visione ma con l'interazione di tutti i sensi.

Prediligo lavori tridimensionali con materiali di riciclo e e di scarto, dai quali possono scaturire nuove vite.

“Lo spazio flessibile” vuole essere l’anello di congiunzione tra arteterapia e architettura, una ricerca sul ruolo pedagogico dell'architettura e sulla sensibilizzazione dello spazio nel suo modo più intimo e naturale: attraverso l’ascolto e l’accoglimento delle sensazioni ed emozioni che scaturiscono dal dialogo del nostro spazio interiore con la realtà esterna.

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Lo Spazio Flessibile
Dialogo tra Arteterapia e Architettura
-
Cantù - Como

arch.danielamonti@libero.it

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